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Chi siamo
Nel 1999 Fioravante Tiveron, stanco degli occhiali, in seguito a studi e ricerche, cercò di costruire un metodo per riprendere la vista, lo verificò nella sua persona e lo approfondì a livello psicosomatico. Anche se, molti libri sono stati pubblicati sulla rieducazione della vista, certamente, tutti hanno i loro pregi, ma nessuno di questi (almeno fra quelli consultati) ha considerato e sviluppato il legame che esiste tra la parte somatica e psichica.
C’è da chiedersi: come mai fino a questo momento si è trascurata l’applicazione di questi metodi, che agiscono nel rispetto della natura “Uomo”? Forse la risposta è più semplice di quanto si pensi. Qualsiasi metodo è valido se riconosciuto come scienza. Gli specialisti che la compongono, sono tendenzialmente rivolti verso l’esclusivo aspetto fisiologico. La loro attenzione è principalmente proietta “sugli” occhi e per niente sulla mente, che li utilizza come dei recettori solo per percepire le immagini. È importante, al fine di un buon risultato nell’applicazione di questo metodo, prendere coscienza che gli occhi sono solo dei recettori: è la mente che ci propone ciò che vediamo!
Quando l’occhio diventa sofferente, solitamente si ricorre agli occhiali ed il loro utilizzo, progressivamente, sviluppa la tendenza alla riduzione del visus, ricorrendo poi alla sostituzione delle lenti con altre di maggiore entità. Mentre con il “M.I.R.VI.” si riscontra l’opposto, coloro che utilizzano il metodo sono invitati ad adeguare le loro lenti al miglioramento acquisito! O ancora meglio di non utilizzarli come esercizio rieducativo.
Solitamente il metodo fornisce ottimi risultati, e in forma contenuta nei casi di persone sofferenti di diabete, cardiopatia, disturbi apparato digerente, alto tasso di colesterolo e trigliceridi, retinopatia ecc. in questi casi anche se non si riscontra un risultato invidiabile però c’è sempre un miglioramento specialmente nello stabilizzare il difetto, ossia evitando il peggioramento.

